Cos’è Ceralacca Zoom Activity

La Pandemia da coronavirus Covid-19 rallenta il mondo e stravolge lo stile di vita di milioni di persone. Le persone devono stare distanziate ed isolate nelle loro case, viene revocata la libertà di circolazione. La vita sociale e il mondo del lavoro vengono bloccati. I tempi del ritorno alla normalità sembrano allontanarsi sempre di più e la malattia infierisce tra le persone care. Si genera un clima di paura, di ansia e di solitudine. Una situazione insolita in un periodo di pace e di benessere tipica delle società avanzate del XXI secolo.

Anche l’Associazione Ceralacca si trova a rispondere a queste nuove dinamiche. Le domande che emergono sono legate alla sua stessa esistenza: come continuare a costruire dinamiche relazionali? Come costruire vicinanza tra le persone con disabilità, i volontari, la comunità? Come non perdere le attività che si sono svolte negli incontri Ceralacca?

L’esigenza di trovare risposte a queste domande ha permesso la scoperta di un nuovo spazio, quello virtuale, che ha chiesto una nuova metodologia di attività e un nuovo modo di costruire la vicinanza.Su queste risposte nasce il progetto Ceralacca Zoom Activity.Il progetto prevede che lo spazio del laboratorio si svolga sulla piattaforma virtuale. Il tempo dell’attività viene esteso nell’arco della settimana ritmandosi con incontri giornalieri. Il laboratorio come sempre, anche se è virtuale, viene aperto a tutti. Maggiore è la partecipazione e migliori sono le iniziative e la crescita della conoscenza reciproca tra le persone.

La relazione è un elemento importante per la vita associativa che deve essere curato anche in questo tempo di grande cambiamento.Anche se le attività proposte cambiano vestito, il dialogo tra le persone viene sempre risaltato. L’obiettivo diviene quello di evidenziare le passioni e le esperienze personali, suscitare ricordi, opinioni, idee e sentimenti.

Le attività che emergono, quindi, prendono spunto da ciascun partecipante e variano di giorno in giorno. Si va dalla visione di siti e pagine facebook relativi al mondo dei motori, al modo degli animali, al mondo dell’arte e ai quiz interattivi (settimana enigmistica, chi vuol essere milionario, la patente, i quiz musicali e quelli di viaggio).

Alla visione di fotografie per la condivisione di viaggi svolti in diverse città dell’Europa e non solo, la visita ai musei, le esperienze di volontariato vissute in altre associazioni.E alla presentazione di power point sono affidate le esperienze di teatro, letteratura, Scout, ed esplorazione di un paese lontano.Queste attività hanno ridisegnato il laboratorio di creatività del martedì sera e le cene che si svolgevano il mercoledì sera.

Il laboratorio di musica che si svolgeva il lunedì sera viene mantenuto con una veste nuova ma sempre affidato all’esperta esterna. La musica ascoltata va dalla lirica alla sinfonia, dalla musica strumentale di alcuni volontari alla musica contemporanea suggerita da alcuni volontari. Il laboratorio di musica prevede inoltre l’obiettivo di costruire un nuovo inno per l’associazione attraverso anche dei proget works.

Finalità

Il progetto desidera realizzare quanto proposto nelle finalità statutarie dell’Associazione e stabilisce rapporto diretto e coerente con gli obiettivi del progetto più ampio LE.ALI Sostegni; con particolare riguardo:- all’Art. 2 che recita: “promuovere e sostenere nuove prassi e modalità̀ di inclusione sociale dando continuità̀ e sviluppando iniziative territoriali “per” e “con” le persone con disabilità diverse”- all’Art.3 punto 2/c “proporre attività e progetti finalizzati al raggiungimento della maggiore autonomia possibile della persona con disabilità”- all’Art.3 punto 2/e “sviluppare iniziative e percorsi che favoriscano il passaggio dall’aspetto prettamente educativo scolastico all’aspetto relazionale educativo, più adatto a persone adulte con disabilità”

Metodologia

L’attività virtuale inizia con un momento di accoglienza in cui si instaura un clima caloroso e un saluto corale alle singole persone che con il passare del tempo si collegano. In questo spazio iniziale ci si invita a partecipare e a comunicare. Questo momento è fondamentale per capire quali sono le argomentazioni vincenti dell’incontro e come coinvolgere tutti senza escludere nessuno. A seguire inizia l’attività programmata insieme, legata comunque alle passioni personali delle singole persone. Questo crea la possibilità di conoscersi meglio e di scoprire anche legami e piaceri comuni.

Durante lo svolgimento dell’attività la parola è libera e l’intento è quello di promuovere l’iniziativa del singolo ad intervenire e di prestare sostegno, diretto o indiretto, a chi invece fa più fatica, in modo che nessuno si senta escluso.L’attività comporta anche un’elevazione del “conoscere”. Ogni argomento rinfresca il sapere che ognuno porta dentro di sé.

Ma non solo, l’attività stimola a pensare ai valori stessi dell’Associazione, dell’agire personale in essa, delle possibili future attività nel rispetto di una dignitosa continuità.

Procedure, strumenti e spazi

Per partecipare all’iniziativa lo spazio dell’incontro è quello virtuale, ricavato dalla piattaforma Zoom. Per accedere alla piattaforma le persone (alcuni sostenuti) partecipanti hanno scaricato l’apposita App e l’hanno installata su uno strumento informatico: alcuni hanno scelto il computer, altri il telefono portatile e altri ancora l’ipad. I partecipanti, una volta registrati, possono accedere al “meeting”, usufruendo della piattaforma Zoom a cui l’Associazione si è assicurata l’adesione, attraverso l’opzione a tempo illimitato.

All’ora stabilita, le persone dell’Associazione vengono informate, attraverso modalità convenute, di link e codice password relativi al meeting Zoom così che ognuno abbia la possibilità di accedere e di partecipare. Alcuni volontari si prendono cura di recuperare ed invitare all’accesso anche persone che per motivi diversi non hanno ricevuto le coordinate del caso.

Le buone qualità di collegamento attraverso questa piattaforma si caratterizzano per il fatto che è possibile visualizzare i volti di tutti i partecipanti e ascoltare gli interventi di ognuno; inoltre è possibile condividere schermi, immagini(foto/video), musica e quegli strumenti utili per accompagnare alla conversazione anche elementi di concretezza.

Risorse umane

Lo sviluppo del laboratorio mette in gioco importanti risorse volontarie che, con le loro conoscenze informatiche e capacità di comunicarle, hanno permesso:

  1. la scelta dello strumento digitale;
  2. l’installazione, il controllo della piattaforma e l’invio delle password per la partecipazione;
  3. il contatto e il coinvolgimento di tutti i membri dell’associazione e l’aiuto all’installazione per chi fatica;
  4. La proposta e lo svolgimento di alcune attività.

Altre importanti risorse arrivano dal coinvolgimento e dalla professionalità di un’esperta di musica e da un pedagogista, già collaboratori dell’Associazione.

La prima professionista:

  1. nell’approfondire alcuni brani intrapresi in precedenza;
  2. a conoscere nuove opere;
  3. a seguire una composizione sonora legata alla conoscenza degli strumenti musicali;
  4. a costruire un nuovo inno per l’associazione.

Il Pedagogista:

  1. di conoscere i partecipanti attraverso le osservazioni-partecipate
  2. di contribuire alla strutturazione del suo sviluppo temporale e laboratoriale;
  3. di relazionare in modo formale, mediante un progetto scritto, gli elementi pedagogici-sociali, e relazionali-educativi emersi nei vari incontri per programmare una continuazione e dare un valore documentale al lavoro svolto.
  4. di dare, mediate il seguente progetto, una continuità storico-evolutiva alle attività che l’associazione stava portando avanti prima del lock-down, creando una cucitura tra il prima e il dopo.

Tempi

Il laboratorio si svolge nell’arco temporale della settimana, da lunedì a sabato.La sua durata varia da 1 a 2 ore. Inizialmente l’orario stabilito era nel tardo pomeriggio dalle 17.30 alle 19.30. L’orario si è mantenuto stabile per quattro settimane. Con l’inizio delle attività lavorative e in assenza di un possibile ritorno all’assembramento, il tempo di svolgimento di Ceralacca Zoom Activity torna a ricalcare le tempistiche stabilite prima dell’avvento del Covid-19:

  • ripristinare DoReMi FA Ceralacca(serate musicali) il lunedì alle 20.30
  • la serata creativa il martedì sera alle 20.30 e l’incontro conviviale dei mercoledì sera alle 20.30
  • mantenere il giovedì, il venerdì e il sabato nel tardo pomeriggio verso le 18.00.
un incontro virtuale tramite Zoom, ai tempi del lock-down

Beppe Capelletto

Esiste sempre una relazione (Mattia)

Stare insieme, condividere pensieri, esperienze, passioni e racconti personali è ciò che emerge in questi giorni di pandemia, isolati nelle nostre case. L’obiettivo è non abbandonare il nostro esserci nelle attività di Ceralacca e continuare a coltivare le nostre relazioni.

Solitamente si usciva il lunedì sera per il laboratorio di musica “DoReMi FA Ceralacca”, il martedì sera per le serate creative e il mercoledì sera per una cena in compagnia e una serata di condivisioni.

Ora all’epoca del coronavirus tutto è cambiato: i nostri incontri si sono fatti quotidiani.

Alle ore 17.30 scatta un quarto d’ora frenetico di preparativi e di agitazione per il momento più saliente della giornata, l’incontro con amici e volontari dell’Associazione Ceralacca Odv.

Alle ore 17.45 tutto si blocca e l’isolamento scompare:

il silenzio si riempie di suoni,

le ombre si riempiono di colori,

la solitudine si riempie di compagnia e di empatia.

Le orecchie si spalancano ad ascoltare i saluti di ciascuno e il cuore palpita ad ascoltare lo stato di benessere o malessere dell’altro.Davanti agli occhi emergono molte figure tutte ristrette in 13 pollici e poco per volta il loro numero aumenta fino a ridurre le loro immagini sempre di più.

Ecco che è giunto il tempo di raccontare e condividere le proprie passioni ed esperienze. Ognuno senza distinzioni.

Il mondo delle auto non è rivolto solo al diletto di chi possiede una disabilità ma a tutti coloro che sono interessati all’acquisto di una macchina.

La visita ad un Canile online non è solo il racconto di un’ulteriore esperienza di volontariato ma anche il condiviso piacere, tra tutti i partecipanti, per la tenerezza nei confronti di un amico fedele.

Ma soprattutto chi non ha mai avuto un cane in famiglia? Allora il discorso si allarga e coinvolge ciascuno a spolverare i suoi ricordi e a raccontare la sua esperienza. Tutti alla stessa altezza siamo chiamati a partecipare e svelare un pizzico di sé.

L’esperienza agli scout è un’emozione che molti ricordano e che rilancia la riflessione sulla partecipazione di tutti, su una società in cui tutti devono esserci, vincendo insieme le barriere.

La condivisione di viaggi fotografici in città europee o in altri continenti, nei quali ciascuno ha lasciato un po’ di sé, suscita in altri il desiderio di andarci, stimola il nostro senso di libertà (libertatis civibus) e la gratitudine rispetto ai paesi più poveri.

L’esperta di musica ci guida alla scoperta delle opere liriche in cui la passione amorosa e il percorso umano innalzano la nostra fragile umanità. Altre volte apre il nostro sguardo sulle opere sinfoniche e alla conoscenza degli strumenti di un’orchestra. Per non parlare della condivisione della musica che piace a ciascuno e che rileva quanto i nostri gusti non sono poi così lontani da chi ci sta vicino.

Lo svolgimento dei quiz della patente rinfresca la nostra conoscenza della strada e mostra che infondo tutti la usiamo; Il gioco di chi vuol essere milionario rivela i diversi modi di ragionare per giungere alla medesima risposta. La settimana enigmistica insegna a molti, nuovi giochi e permette di scoprire abilità inaspettate in alcuni compagni.Visitare il Louvre e il museo degli impressionisti non è mai stato così piacevole. Stimola a diventare tutti artisti come un nostro amico.

Ascoltare il Cammino di Santiago intrapreso da alcuni volontari, invita altri a mettersi in viaggio e ricorda a ciascuno quanto è significativo il cammino personale.La lettura di due terzine dantesche lenisce il cuore da poeti che ognuno nasconde e rinverdisce l’idea che le origini della nostra unità stanno nel bello.

Anche il percorso di teatro che un’altra volontaria ha svolto fuori dall’associazione, mette in evidenza una profonda riflessione sul ruolo delle maschere, la forza dell’azione teatrale e l’energia che si imprime nel mettersi in gioco.

Insomma, quel “mettersi in gioco” che si richiede sempre, in ogni momento della nostra vita e trasforma l’incontro in relazione cioè in una “reale azione”, un sincero esserci su argomenti che sono parte di noi e che tutti possono aver vissuto, senza esclusione.

Mattia

Il grande puzzle

Se qualcuno mi dovesse chiedere di spiegare cos’è CERALACCA, sicuramente gli risponderei con questa metafora: è un grande puzzle.

Ognuno di noi, ragazzi e volontari, rappresenta un pezzo di questo puzzle, c’è chi ha tutti i lati sporgenti, chi li ha tutti rientrati, chi metà e metà. Insomma, ognuno è uno e unico nel suo genere, ma tutti abbiamo lo stesso significato e la stessa importanza!

A tenerci insieme da tanto tempo e a far sì che il puzzle resti intatto ci pensa la “Ceralacca”, una miscela sigillante formata da resine molto speciali: il piacere di stare insieme, la volontà di condivisione, l’amicizia, il desiderio di donare.

Come ci siamo ritrovati a formare un’unica immagine? Di preciso non lo so, penso che ognuno abbia la sua opinione: c’è chi lo attribuisce al caso, chi crede sia parte di un disegno più grande, chi pensa sia destino. Decidete voi.

Quest’anno il nostro puzzle è stato messo alla prova dalla pandemia. Il nove di marzo, quando tutto è stato chiuso e ogni relazione è stata improvvisamente vietata, ci siamo sentiti smarriti e gli incastri che ci tenevano vicini e uniti si sono improvvisamente staccati. Ma la “Ceralacca” è una miscela fortissima. Non si può spezzare un legame senza fili, è troppo forte!

Pian piano il misterioso artefice di questo nostro bel puzzle ha iniziato a ricomporlo sul monitor di un Pc. Prima ha trovato i quatto angoli, i pezzi più facili da individuare e che fanno da guida a tutti gli altri, e per questo ringrazio Silvia, Luca e Mattia che con me hanno affrontato questo compito. Poi, uno alla volta, sono arrivati anche gli altri: il pezzo chiacchierone che lo ha ravvivato, quello saggio che lo ha reso più edotto, quello imperfetto che lo ha reso più vero, quello divertente che ha fatto ridere tutti, quello gentile che gli ha donato la grazia. L’ultimo pezzo, quello che completa tutto, il più significativo, è stato il tuo Loredana. Con il tuo arrivo siamo tornati ad essere un’unica immagine. È stato bellissimo!

Non so cosa riserverà il futuro al nostro puzzle ma so per certo che continuerà a riflettere la sua immagine fatta di legami senza fili, di relazioni piene di significato, di amicizie splendide e di amore per la vita.

Vi voglio bene,

Claudia (una volontaria)

Percorso formativo/operativo per Operatori Mediatori CERALACCA – progetto LE.ALI Sostegni

Sintesi 1°Incontro 15/6/2019

Presenti l’Assessore alle politiche Sociali Marcella Messina, la Presidente dell’Associazione Ceralacca Loredana Zambetti, la Psicoterapeuta Carla Scuri, lo Psicopedagogista Mattia Cresci, alcuni Genitori e 12 Operatori.
L’incontro si è aperto con la presentazione del “Percorso formativo per Operatori mediatori” di LE.ALI Sostegni, concordato e condiviso tra l’Ass. Ceralacca e la Coop. Serena.

Esposizione dei contenuti:
– quali temi sostengono il paradigma che muove la formazione
– quali argomenti verranno trattati e relativi tempi
– quali le caratteristiche che contraddistinguono la figura dell’Operatore mediatore

Dopo aver condiviso le tematiche da trattare e le relative modalità, si è passati alla presentazione di un’esperienza concreta di relazione tra un Operatore mediatore ed una persona adulta con disabilità.
Dall’analisi dell’esperienza sono scaturite alcune domande:
– in quale prospettiva, paradigma, si mette questa figura?
– con quali occhi guarda la realtà?
– come si relazione ai progetti individuali?
– soprattutto, chi è questa nuova figura dell’operatore mediatore?
– come interpreta il suo ruolo?
– quale valore aggiunto porterebbe alla relazione?
Intense ed impegnative le riflessioni dei partecipanti così come l’esposizione e la sintesi di quanto si andrà a trattare nel prossimo incontro del 14 settembre.

Il tema dell’incontro sarà “ADULTI SI DIVENTA”.
Un tema che sarà analizzato sempre nell’ottica della figura dell’operatore mediatore. Un tema che vuole spingere il partecipante a costruire nuove domande e trovare possibili risposte:
-Tutti possono diventare adulti?
-Cosa caratterizza una persona adulta?
-Quali sono le figure significative?
-Come si relazionano?
-Come si entra in relazione con una persona adulta?
– E allora, come si media?

Come spesso si dice, la domanda tiene aperta la strada e spinge al cammino della ricerca.
La ricerca e la sperimentazione di questa nuova modalità dell’educatore di essere Mediatore è ciò che stimola ad incontrarci nuovamente ed a essere, insieme, un equipe in ricerca.

“Esperienze di inclusione”

Nell’anno 2018/2019 l’Associazione Ceralacca e la Comunità pastorale di Colognola allargheranno la loro collaborazione. L’intenzione è di dare maggiore solidità ai legami che in questi anni si sono costruiti. Il tema al centro del loro incontro saranno le relazioni umane, quelle che sono il cardine e il fondamento di ogni comunità, anche quando queste incontrano la fragilità dell’anzianità, della disabilità o l’incertezza e l’insicurezza della gioventù: quale cura? Quali relazioni? Quale ambiente? Per affrontare tutto questo si sono pensati dei momenti di dialogo e formazione teorica guidati dalla Dott.ssa Scuri e a momenti pratici legati alla partecipazione ad alcune attività dell’Associazione Ceralacca o a laboratori pensati per l’occasione. Il titolo di tutto questo percorso sarà “Esperienze di inclusione”. Se la maturità della Comunità passa anche dalla cultura delle relazioni tra i suoi partecipanti è necessario che questa possa avvenire anche attraverso la diffusione di strumenti, pensieri e teorie, ricordando la strada solcata dai grandi Santi in cui la Fede cammina con la scienza e la filosofia. Giovedì 21 febbraio alle ore 21.00 si terrà in oratorio il primo incontro per gli aspiranti animatori per il 2019. I giovani desiderosi di prepararsi per dedicare il loro tempo estivo alla cura dei più piccoli si ritroveranno in Oratorio in diverse serate a partire dal mese di febbraio fino al mese di maggio. La prima e la seconda di tali serate vedono la collaborazione con l’Associazione Ceralacca che nel territorio di Colognola da anni lavora, con i suoi Volontari, per la formazione e trasformazione culturale sui temi della disabilità, la costruzione di spazi inclusivi aperti a tutti e i progetti di vita delle persone con disabilità.

L’adulto/giovane è credibile se anche lui in prima persona sa accogliere la fragilità dell’altro e viverla come opportunità di crescita.

Il desiderio è quello di dialogare, con i futuri animatori, sui concetti di fragilità, inclusione, relazione e cura. Ad accompagnarliin questo percorso la Dott.ssa Scuri (psicoterapeuta e consulente dell’Ass. Ceralacca) e il Dott. Cresci (pedagogista e volontario dell’Ass.). Nel primo incontro i giovani saranno accompagnati a riflettere sulle relazioni e a perfezionare l’azione sulla costruzione di giochi e attività aperte a tutti, anche a chi è più fragile. L’attività proposta sarà di tipo laboratoriale. Nel secondo incontro è prevista la testimonianza di un “ragazzo adulto” con disabilità che racconterà la sua esperienza al tempo della scuola, la sua crescita nel mondo del lavoro, la sua indipendenza e autonomia. U esempio di come la disabilità non sia un limite alla vita, ma un altro modo in cui stare nella vita. Un modo che aiuta i giovani animatori a riflettere sul proprio stile e sui propri desideri, che stimola a trovare altre modalità relazionali per incontrare e accogliere la fragilità. La proposta di tipo laboratoriale vorrebbe stimolare i giovani a una simulazione; a pensare a come potrebbero coinvolgere una persona con disabilità nel loro gruppo. Come ben si sa i bambini imparano per imitazione. L’adulto/giovane è credibile se anche lui in prima persona sa accogliere la fragilità dell’altro e viverla come opportunità di crescita. La sanità è questione di esempio, l’amore lo impariamo sentendo le cure dei genitori, l’educazione vedendola nella casa e nella società, la vita conoscendo chi ha saputo viverla veramente!

Mattia

Disabilità…..abbattiamo il muro

Lettera aperta di una Volontaria

Mi è stato consigliato di partecipare come volontario attivo a Ceralacca da un’amica, Elisa, già volontaria da parecchio tempo. Devo dire che inizialmente ho scelto di intraprendere il percorso un po’ per curiosità, un po’ per mettermi alla prova, senza sapere veramente a cosa stavo andando incontro. Elisa mi aveva parlato di quest’associazione, mi aveva descritto come ci si sentisse in famiglia, come si creasse un legame speciale con i ragazzi con disabilità, ma inizialmente devo dire che ero un po’ scettica. Fino a pochi mesi fa facevo semplicemente parte di quella società che non conosce, quella parte consistente di cittadini che in poche occasioni sono entrate in contatto con persone con disabilità e vivono la disabilità come uno dei tanti problemi della società, qualcosa che non li coinvolge direttamente.
Devo ammettere che mi ci è voluto poco per cambiare mentalità: i sorrisi dei ragazzi e la voglia di mettermi in gioco mi hanno permesso di aprire gli occhi e di cambiare ottica. La loro gioia e il loro affetto sono qualcosa di veramente raro all’interno di una società che non ha più tempo per niente, e condividere qualcosa con loro trasmette delle emozioni uniche. Ho conosciuto persone con diverse disabilità, l’handicap può essere infatti determinato nell’individuo da un difetto nella struttura fisica, da una limitazione nelle funzioni fisiche o da una diminuzione della capacità di compiere un’attività o di partecipare a tale attività. Attualmente al termine handicap si preferisce la parola disabilità, che mette in evidenza come lo svantaggio non sia una caratteristica della persona, ma un problema che nasce dal rapporto tra lo stato di salute di quel determinato individuo e l’ambiente in cui vive. Purtroppo infatti spesso è la società a ricordare costantemente alla persona con disabilità la sua diversità. L’individuo con disabilità sente in modo accentuato la sua diversità quando si trova a dover fronteggiare ostacoli materiali ‒ come i gradini per chi è su una sedia a rotelle o il telefono per chi è privo di udito ‒ oppure quando è oggetto della curiosità di chi lo circonda. In altre parole, la persona si sente disabile soprattutto quando gli altri la fanno sentire tale.
Mi capita spesso di sentire parlare delle persone con disabilità in modo stereotipato. Un individuo con disabilità, così come una persona affetta da una qualche patologia, appare spesso come “un’entità” separata dal resto della società. Le persone con disabilità vivono una condizione di “doppia esclusione”, ossia un’esclusione dovuta alla malattia, che è obiettiva e solo in pochi casi modificabile, e una dovuta al nostro modo di concepire la disabilità e le persone che hanno disabilità. La società vede negli individui con disabilità la malattia prima della persona. E’ uso comune soffermarsi così tanto sulla patologia da non riuscire ad individuare ciò che nelle persone che non hanno disabilità siamo abituati a guardare per prima cosa: carattere, preferenze, sentimenti.
Spesso le persone che si trovano per la prima volta a contatto con altre con disabilità sono portati ad etichettarli a seconda della patologia e si sentono in imbarazzo perché non sanno come comportarsi. Purtroppo è comune che diverse persone per paura di approcciarsi con loro tentino di evitarli o li trattano come se fossero dei bambini o più semplicemente dei malati prima che delle persone. Secondo l’associazione inglese “Scope about disability” il 67% degli inglesi fa fatica ad interagire con persone con disabilità, il 21% di età compresa tra i 18 e i 34 anni ammette di aver accuratamente evitato di parlare loro per timore di non sapere come comportarsi. Proprio per cercare di arginare questo muro l’associazione ha elaborato un vademecum dove sono raccolti diversi consigli su come comportarsi con le persone con disabilità, e soprattutto per evitare comportamenti inappropriati e inutili. La campagna di Scope, “Poni fine all’imbarazzo”, consiste in una serie di video che aiutano a riflettere sui nostri atteggiamenti in diverse situazioni: nelle occasioni in cui ci si stringe la mano, se l’interlocutore ha un’amputazione, è sufficiente porgere l’altra, senza stare a pensarci troppo (http://www.youtube.com/watch?v=vE2HgtoOE7g) e ancora se vi trovate davanti ad una persona con la sedia a rotelle vi consiglia di non inchinarvi. (http://www.youtube.com/watch?v=6wG_p7nc3wk )
Credo che i consigli portati dalla campagna di “Scope about disability” possano aiutarci a superare l’ostacolo determinato dalla superficialità, e ci permettano di affrontare in modo più sereno e razionale il nostro approccio con le persone con disabilità.

Maria G.